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Tolomeo di De Lucchi: la lampada bestseller

Annus felix 1986: viene avvistata e fotografata nella Via Lattea la Cometa di Halley, si tiene il famoso summit USA-URSS con Reagan e Gorbacëv, l’Italia si connette per la prima volta a Internet. E a Michele De Lucchi, architetto e designer già collaboratore del Gruppo Memphis, viene commissionato da Artemide uno degli oggetti che hanno fatto la storia del design e dell’illuminazione da tavolo: la lampada Tolomeo, che gli varrà il Premio Compasso d’Oro nel 1989. 

Così De Lucchi descrive la genesi del suo capolavoro:

“La lampada Tolomeo l’ho disegnata nel 1986 o 1985… comunque quegli anni lì. Erano anni molto fertili, c’era già la Memphis, che aveva già avuto il suo clamore. Giravo per il mondo, lavoravo per l’Olivetti, avevo un po’ di lavori miei. Frequentavo tantissimo Ettore (Sottsass, ndr), ma incominciavo ad avere rapporti già più indipendenti fra i quali quello con Ernesto Gismondi, che era proprietario dell’Artemide.

Avevo già disegnato per loro due lampade: come si faceva allora e come si fa ancora adesso, in Artemide si va con tanti disegni di lampade ed Ernesto stesso decide quale lampada funziona e quale lampada invece non funziona. In una di queste occasioni, in cui con un piccolo album di disegni, o semplicemente con il mio quaderno con qualche schizzo fatto in aeroplano o in viaggio o in treno, in una di queste volte, in uno di questi fogli c’era anche il primo schizzo della Tolomeo. Nato dal desiderio di avere una lampada mia sulla mia scrivania. Anzi, meglio, una lampada mia sul mio tavolo da disegno”. 

L’anno successivo, nel 1987, dalla geniale unione di De Lucchi con il collega Giancarlo Fassina, ingegnere di produzione e suo collaboratore per la complessa gestazione tecnica, nasce un pezzo destinato a vendere, solo nel primo anno, cinquecentomila esemplari e a diventare il bestseller di Artemide. 

Una lampada da tavolo da muovere con un dito, questa era l’ispirazione che venne a De Lucchi, che insieme prese spunti dalla Naska Loris, classe 1933, e dalla Tizio, progettata nel 1972, la lampada che aveva spopolato negli anni Ottanta. 

“Avevo una Naska Loris, che sono quelle lampade con il braccio con la molla. Una delle più belle lampade mai disegnate al mondo. Però non era mia, volevo sostituirla con qualcosa di mio.

È proprio così che nasce, fra le tante lampade proposte a Gismondi, la Tolomeo. De Lucchi proponeva, fra gli altri schizzi, la sua personale idea della lampada a braccio: una lampada con un sistema dotato di una molla nascosta dentro un tubo, un piccolo cavo sottile, che teneva in tensione la molla stessa. Altro non era, questo sistema, che una rivisitazione della Naska Loris stessa, con una revisione della struttura base. Il criterio, però, era esattamente lo stesso. 

Un criterio “ispirato al sistema che usano i pescatori, soprattutto quelli che pescano con i trabucchi, dove per sostenere la lenza o l’asta che sostiene la rete da pesca usano una corda che gli permette di manovrare in alto o in basso la posizione della rete e questo mi sembrava un buon suggerimento per fare una lampada a braccio”.

È la ricerca del perfetto lume a braccio a stimolare De Lucchi, che intorno a questo perno – ideologico e materico – sviluppa un design semplice nelle forme ed essenziale nei colori. 

Ma qual è l’anima della Tolomeo? Il suo sistema a molle, che, nonostante la complessità nel realizzarlo, le permette di mantenere una tensione permanente e di essere quindi sia esteticamente che funzionalmente valida. 

“Disegnare una lampada a braccio è di per sé una delle cose più complicate che esistano nel mondo dell’illuminazione, perché una lampada a braccio funziona se si può prendere la testa della lampada e posizionarla in tutti i possibili posti dello spazio e lei deve stare ferma in quella posizione e l’utilizzatore la deve poter prendere in mano – una mano sola, guai prendere il morsetto a due mani – poter alzarsi e abbassarsi”. 

Tolomeo Micro red
Tolomeo Micro blue

Ed è proprio la tensione permanente a rendere speciale la Tolomeo, che ancora oggi rimane la lampada più venduta al mondo. Ma non è solo la sua struttura a molle a renderla intramontabile, né tantomeno i materiali innovativi utilizzati. È il fatto che ogni suo componente, seppur sganciato dal corpo principale, è a sua volta una lampada indipendente. 

E al di là del meccanismo e delle complessità ad esso legate, l’altro tema puramente di design ma altrettanto importante era quello della testa. 

“La testa della Tolomeo è nata perché sentivo il bisogno di mascherare tutta l’ingegneria che c’era lì dentro, volevo avere una testa il più semplice, familiare e comune possibile. E così ho disegnato questo vasetto conico rovesciato. E una cosa interessante della Tolomeo, che non si realizza subito, è che lo zoccolo della lampadina non è in asse con il paraluce. La lampadina è perfettamente ortogonale alla faccia inclinata del paraluce. In questo modo l’immagine della lampada, che sarebbe statica e noiosa, è molto più dinamica e anche molto più funzionale. Il calore della lampadina esce più facilmente dal piccolo foro che abbiamo fatto sulla testa. E questo foro qui fa anche parte del successo della Tolomeo”. 

Tolomeo Paralume Outdoor Floor
Tolomeo Paralume Outdoor Floor

A sospensione, maxi, a pinza, da esterni, da parete, da tavolo, a soffitto, da terra o led. De Lucchi è riuscito a creare un universo dell’illuminazione, declinando lo stesso, geniale concetto in diverse forme ma sempre con la stessa logica. 

Una logica fondata sul minimalismo architettonico degli anni Novanta. Lontanissimo dalle provocazioni delle produzioni Memphis del decennio precedente, e su un’idea di semplicità e frugalità che ben si sposano con la silhouette minimal della lampada stessa. La Tolomeo è stata concepita per stare dappertutto, per non diventare mai vecchia. Inoltre, è stata prodotta nella maniera più semplice possibile. Basti pensare che la lampada è senza viti – se non quella che stringe la fascetta – ed è tenuta insieme, semplicemente, dalla tensione della molla. 

Nata per rappresentare un’idea di tecnologia frugale in cui Michele De Lucchi credeva – e continua a credere – tenacemente, regala al cliente una facilità nell’utilizzo e una validità estetica che pochi oggetti di design riescono a coniugare in modo così positivo. Diventando di conseguenza una luce perfetta per l’ufficio, la camera da letto, il salotto e qualsiasi scrivania. Per gli amanti del design e per gli spiriti minimalisti. Per i grandi appassionati ma anche per gli animi più semplici, non necessariamente vicini al mondo dell’architettura e del design. 

“Non c’è niente di oscuro dentro questa macchina, e questo tranquillizza”, diceva De Lucchi, avvicinandosi al pensiero della storica del design Domitilla Dardi. Il gradimento popolare di un oggetto è direttamente proporzionale al suo successo commerciale. E il Maestro italiano del design, volente o nolente, non ha fatto che confermarlo.

 

Elena Cirla

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Tolomeo mini tavolo

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